Il coronavirus in Africa

“Anche in Burkina Faso abbiamo i primi casi di coronavirus. Preghiamo il Signore perché siano trovati al più presto i mezzi per combattere questa malattia”. Lo ha scritto in un’email al GMM “Un pozzo per la vita”, Clementine Zoma, responsabile del dispensario medico “Paligwend”, alla periferia di Ouagadougou.

In Burkina Faso, i casi di infezione da coronavirus segnalati dal ministero della sanità sono due: si tratta di due coniugi francesi rientrati dalla Francia alla fine di febbraio. Un caso viene segnalato anche in Togo: una viaggiatrice arrivata in aereo a Cotonou, che ha anche soggiornato un paio di giorni in Benin.

Anche i tre Paesi dell’Africa subsahariana in cui principalmente opera il GMM “Un pozzo per la vita” si preparano, quindi, ad affrontare l’emergenza coronavirus studiando misure per combattere la diffusione del contagio che per ora, fortunatamente, è contenuto. In Burkina Faso sono stati coinvolti anche i rappresentanti delle diverse confessioni religiose presenti. “Tutto ciò che riguarda l’uomo, le sue gioie, le sue sofferenze, non ci lascia indifferenti”, ha detto in un incontro dei leader religiosi con il ministro della sanità, Léonie Claudine Sorgho/Lougue, il cardinal Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, che ha annunciato misure per limitare i contatti durante le celebrazioni nelle chiese.

Il GMM “Un pozzo per la vita” seguirà l’evolversi della situazione in contatto con le strutture ospedaliere ed i centri medici che sostiene nei tre Paesi.

Nelle foto: un centro per la quarantena allestito a Cotonou, in Benin (foto da www.gouv.bj); l’incontro della ministra della sanità del Burkina Faso con le guide religiose del Paese (foto da http://www.egliseduburkina.org/)