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17.09.2007

Vescovi del Benin dal Papa

Sono iniziate oggi le udienze del Papa ai vescovi del Benin, in visita ad Limina. Tra i presuli ricevuti stamane, nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, mons. Antoine Ganyé, vescovo di Dassa-Zoumé, presidente della Conferenza episcopale del Benin.

Liberare la politica dalla corruzione dilagante è tra le principali sfide sociali per la Chiesa del Benin, cosi come anticipato anche dal vescovo Ganyé, in un intervista venerdi scorso alla Radio Vaticana. Altra sfida centrale è contrastare la diffusione delle sette in forte crescita, ben 650 nel Paese africano, tra i più poveri ed arretrati dell’Africa occidentale, con una speranza di vita media di soli 51 anni. Il Benin vive oggi un'ulteriore crisi economica, indotta dai processi di globalizzazione e dalla caduta dei prezzi nei mercati regionali, che hanno annullato una buona crescita media del 5 per cento negli ultimi anni.
 
Paese incuneato tra la Nigeria ed il Togo, grande un terzo dell’Italia, già colonia francese, indipendente dal 1960, contrassegnato da turbolenze politiche; cambia il vecchio nome di Dahomey, in Benin nel 1975, sotto il regime d’ispirazione marxista, instaurato 3 anni prima dal maggiore Kérékou, alla guida del Paese fino al 1990; poi l’apertura al multipartismo ed il varo di una nuova Costituzione portano alla presidenza il leader d’opposizione, Soglo. Il che non mette al riparo il Paese da aspri scontri, tra il nuovo e vecchio presidente Kérékou, che torna a fare il capo dello Stato nel 2001. Quindi lo scorso anno l’elezione del presidente Boni, rafforzato dalla vittoria della sua coalizione alle politiche di quest’anno.
 
Un Paese non facile da governare abitato da una quarantina di gruppi etnici diversi, per il 65 per cento di religioni tradizionali-animiste, per un 10 per cento islamici e per il 23 per cento cattolici, suddivisi in 10 diocesi. Tra le priorità pastorali della Chiesa in Benin: un maggiore e responsabile coinvolgimento del laicato, soprattutto per la formazione di autentiche famiglie cristiane, capaci di onorare i valori sacramentali del matrimonio, in opposizione alla poligamia, retaggio di antiche tradizioni ancora fortemente radicate nella società; e ancora la promozione delle vocazioni e l’educazione dei giovani, e non meno importante il dialogo interreligioso, in un contesto dove i cristiani sono minoritari. Una Chiesa povera di strutture e risorse umane quella del Benin che sta puntando in particolare allo sviluppo dei media per l’evangelizzazione, specie la Radio, tenuto conto che il 60 per cento della popolazione è analfabeta. Nel ’98 l’apertura della prima emittente nazionale cattolica “Radio Immacolata Concezione”, che dal 2000 via satellite trasmette in tutta l’Africa, l’Europa e il Medio Oriente. C’è poi la rivista “La Croix du Benin”, che quest’anno ha festeggiato 60 anni.
 
I vescovi del Benin tornano in Vaticano dopo l’ultima visita ad Limina, nel giugno del 2001, quando Giovanni Paolo II che per due volte nell’82 ed ’83 aveva visitato il Paese africano, li aveva esortati ad uno spirito di autentica e profonda comunione per rispondere alle tante attese dei loro fratelli.

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