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17.02.2011

Nel carcere di Parakou

Breve sosta alla Maison Saint Isidore e visita al carcere di Parakou, per Beatrice Zanella, Paola Marcello e Fabrizio Arigossi, di ritorno dal nord del Benin. Ecco il loro diario.
16 febbraio - N’Dali – Parakou, oggi ci trattiamo bene. Solo 60 chilometri per i quali, comunque, abbiamo impiegato 2 ore su una strada che assomiglia a quella che probabilmente si poteva percorrere durante un bombardamento della seconda guerra mondiale. A breve ci saranno le nuove elezioni del presidente della repubblica e, quindi, i lavori fervono per accattivarsi i voti e comunque dare una rete viaria migliore.
A parte queste considerazioni di carattere puramente pratico, la mia momentanea suggeritrice, trattasi della dottoressa Beatrice Zanella detta “casspie”, mi fa osservare che anche oggi abbiamo visitato alcuni luoghi dove il GMM è intervenuto in varia forma.
Il primo luogo visitato è il monastero dell’ Etoile Notre Dame, quindi, arrivati a Parakou, andiamo a far visita nel carcere, così da portare una ventata di speranza. Con nostra somma gioia abbiamo visto che almeno i minorenni detenuti stavano giocando a calcio, anche se su di un terreno che aveva più sassi che terra.
La buona notizia è che entro un anno gli edifici di reclusione saranno ristrutturati e, quindi, i detenuti avranno maggiore spazio a disposizione. Attualmente, su una superficie di circa 600 metri quadri ci sono più di 700 persone che, durante la notte, si vedono obbligate solo all’interno dei locali e, quindi, con ulteriore notevole riduzione degli spazi (in una stanza di circa 6 metri per 10 dormono 150 uomini adulti) con i problemi che tutti possiamo immaginare.
Ritornati sulle strade di Parakou, andiamo alla Maison Saint Isidore, casa del GMM, dove la buona Abiba, che ha imparato a cucinare da mamma Carmen, ci ha preparato uno squisito piatto di pasta all’italiana. Dopo mangiato, secondo l'uso locale, andiamo a fare la “sieste” prima di rimetterci in macchina per andare a caccia d’argilla. Questo semplice materiale potrebbe rappresentare una nuova opportunità di sviluppo per diverse famiglie beninensi in collaborazione con una nota azienda italiana, ma di questo parleremo a tempo debito, nella speranza che possa realizzarsi questo bellissimo progetto.
Trovata l’argilla, trovata anche una “Mamma” che artigianalmente, molto artigianalmente, produce vasi, ciotole, e persino salvadanai, torniamo a casa dove ceniamo assieme a Josef, il custode, prima di iniziare a fare le valigie che domani ci seguiranno in Togo. Domani si va a Tabligbo da Padre Gaetano Montresor e ...la storia non finisce qui.
Un saluto a tutti,
Fabrizio

Nella foto: il "campo" di calcio del carcere di Parakou.
Nel carcere di Parakou
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