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17.5.2006

Missionario altoatesino nell'inferno di San Paolo

Tre giorni d’inferno. Tre giorni barricati in casa. Così la gente comune di San Paolo del Brasile, epicentro di una clamorosa rivolta da parte della criminalità metropolitana. Tra gli abitanti impotenti ed indifesi della periferia paulista anche un missionario altoatesino, il meranese don Piergiorgio Bellucco, da diversi anni pastore di una delle parrocchie più povere ed estese della sua diocesi.

Adesso sta bene, don Bellucco, ma racconta: “solo ieri abbiamo ricominciato ad uscire per le strade dopo tre giorni di battaglia”.

Sarebbero in via di totale esaurimento le sommosse, partite dalle carceri dello stato brasiliano di San Paolo, cominciate nella notte tra il 12 e il 13 come protesta della malavita organizzata contro il trasferimento di 165 detenuti in un carcere di massima sicurezza.

Ma sentiamo la testimonianza di don Bellucco. Il bilancio è tragico: “130 morti assassinati, tra poliziotti, banditi e cittadini inermi. 80 autobus bruciati, il che vuol dire due milioni e mezzo di euro andati in fumo. Un pullman è stato bruciato proprio qui vicino a noi. Si contano 251 attentati in vari luoghi della città. Una banca è stata letteralmente bombardata dai banditi. Anche questo è successo a pochi chilometri dalla mia chiesa. Inoltre sono saltate fuori armi di ogni tipo: dinamite, bombe, mitragliatrici, vere e proprie armi pesanti”.

Caos per le strade e ribellione nelle carceri. Qui la situazione è costantemente esplosiva, spiega il sacerdote: “Non è raro entrare in prigioni nelle quali dieci agenti carcerari devono sorvegliare 1500 prigionieri. Le richieste dei semplici carcerati sarebbero anche relativamente lievi: maggiore intimità per le visite delle loro mogli, possibilità di seguire in televisione i prossimi mondiali di calcio. Il vero, grande problema, è che usano i telefonini e con questi hanno organizzato i tre giorni di guerra urbana”.

Ma torniamo nella metropoli brasiliana: “Lunedì, dopo la ‘festa della mamma’, San Paolo era una vera e propria città fantasma. I mezzi pubblici, metropolitana ed autobus, funzionavano al trenta per cento. Nove negozi su dieci erano chiusi. C’è uno shopping, il più antico della città, che non chiudeva da quarant’anni. Martedì ha serrato i battenti. Le università, le scuole... tutte chiuse fino a ieri. La borsa di San Paolo ha perso in un sol giorno cifre astronomiche.

“Uniamo gli sforzi per la costruzione di una società che viva nella giustizia, nella concordia e nella pace”: questo l’appello dei vescovi brasiliani che hanno anche condannato gli attacchi degli ultimi giorni dovuti agli appartenenti al più potente gruppo criminale brasiliano (il cosiddetto “Primeiro Comando da Capital”). I presuli hanno espresso il loro “veemente ripudio ai brutali e spaventosi atti di violenza”. “Nelle messe di domenica 14 – conferma don Bellucco – abbiamo pregato moltissimo, ripudiando tanta violenza contro i poliziotti della città. Nella cattedrale del centro di San Paolo è stato celebrato un rito ecumenico per ricordare i tanti assassinati e chiedere pace per tutti i cittadini”. E racconta: “Martedì sera, alle otto circa, senza che incontrassi anima viva per le strade della parrocchia, sono andato a dare un piccolo gesto di solidarietà ai poliziotti del nostro rione. Erano tutti armati fino ai denti e più spaventati di me. Niente di speciale: ho portato loro tre grandi pacchi di biscotti e sei caraffe di bevanda fresca. Per fortuna che i banditi non mi hanno visto...”

Ora don Bellucco vuole rassicurare i suoi amici altoatesini. “La situazione è migliorata, non ci sono più ribellioni, gli attentati sono praticamente cessati e noi, cittadini ancora impauriti, abbiamo ricominciato ad uscire per le strade”. Le sue conclusioni? Un misto di amaro realismo e di speranza: “Purtroppo avremo altri giorni uguali a questi! A meno che tutti, ma tutti davvero, si mettano a lavorare per costruire una città proibita alla violenza”. (pv)

 

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