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13.02.2011

La spirulina di P. Jacques

Da Kandi a Natitingou, passando per Bemeberekè e Fo-Bourè: prosegue il viaggio di Fabrizio Arigossi, Paola Marcello e Beatrice Zanella in Benin. Ecco il resoconto degli incontri fatti negli ultimi giorni.
11 febbraio - Partenza rallentata - capita spesso qui in Africa - per Kandi, località del nord est del Benin dove il deserto sembra entrarti in casa da un momento all’altro ed il sole ti cucina la testa anche nei mesi più freddi. Dopo più di 5 ore su di una strada che non potremmo mai dimenticare, con la microscopica polvere rossastra entrata anche nelle narici, arriviamo da Padre Jacques Jullia (nella foto). Ci accoglie a braccia aperte, invitandoci subito a tavola dove fa la conoscenza di Paola e Beatrice e quindi ci racconta un po' di sé, ma soprattutto del lavoro che fa con 16 ragazze.
La temperatura di 40 gradi e l’assenza della benché minima bava di vento ci hanno indotto a riposare mezzoretta dentro casa, quindi siamo scesi sul retro dove Padre Jacques sta per far partire un esperimento di produzione di Spirulina, attraverso la coltivazione di un’alga che contiene un antibiotico naturale che potrebbe dare benefici a molti, soprattutto a chi non ha niente e quindi neanche i soldi per le medicine.
Dopo alcune foto ed i saluti di rito, ci dirigiamo a Bembéréké dove arriviamo dopo altre tre ore di polvere e caldo. Siamo ospiti delle Figlie del Cuore di Maria, dove Beatrice ha lavorato due settimane e qui, appena scesi dalla macchina, siamo attorniati da ragazze, e ragazzi che riconoscono la loro “Tata Bea” ed il sottoscritto come “Il mago” in virtù di un giochetto di prestigio che avevo fatto nel novembre scorso, in occasione dell’ultimo passaggio.
Dopo una buona cena ci viene offerto un bellissimo spettacolo di danze africane, fatto da diverse ragazze del Centro in nostro onore. Da parte nostra, come promesso nel novembre scorso, un piccolo spettacolo di magia che lascia tutti contenti ed increduli, a partire dalle suore stesse e che segna anche la fine di una giornata a dir poco faticosissima. Domani? Domani si va a Fo Bourè e quindi a Natitingou, e perciò “Ounquasosia”, ovvero a domani.

12 febbraio - Partiti da Bemberekè e arrivati a Fo Bourè attraverso una pista sterrata, anche qui le suore delle OCPSP ci accolgono felici, chiedendo subito di Papà Balbo e Mama Carmen. Un giro al Foyer che ospita diverse ragazze (oggi è sabato e la maggior parte è tornata nei villaggi lontani) ed al quale, grazie agli amici della Parrocchia di Santa Croce di Torino, sono stati aggiunti nuovi servizi ora ultimati, quindi un buon pranzo con Suor Huguette e le sue due consorelle, per poi ripartire per Natitingou dove arriviamo dopo 4 ore di macchina e un chilo di polvere rossa che ci trucca come nessuna truccatrice al mondo saprebbe far meglio. Sì, l’Africa dona anche queste esperienze che si accompagnano a tante altre dentro un contesto che grida sempre di più il bisogno di essere sostenuto ma soprattutto educato.
L’educazione, quale primario fattore per lo sviluppo della persona, trova nel vescovo di Natitingou, Mons. Pascal N’Koue un promotore eccezionale anche a partire dalle 21 scuole cattoliche nelle sue 27 parrocchie che egli ha voluto fortemente. Cena con Mons. Pascal assieme logicamente a Paola e Beatrice, e, con nostra sorpresa, con Marco Arrigoni, medico veneto, oggi in pensione, che, per la grande amicizia con il vescovo, ha dato la sua disponibilità ad aiutare nel costruendo ospedale di Natitingou, intitolato a Santa Bakita che nel prossimo novembre sarà inaugurato.
Con una buona compagnia e le pietanze squisite che le suore della curia hanno preparato, finiamo la giornata e quindi a domani. Dove? Sorpresa…. Cucù….sì, cucù nella lingua Bariba vuol dire sorpresa.
Ciao a tutti
Fabrizio

Nella foto: a Kandi con P. Jacques Jullia (secondo da sinistra).

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