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24.4.2006

L'Africa delle donne

Si è chiuso ieri ad Ancona il convegno "Con volto di donna", quinto della serie "L'Africa in piedi". Nascita di una rete permanente di collegamento, di interscambio e promozione delle relazioni tra donne africane ed europee, in condizioni di reciprocità e pari dignità; profonda revisione del modo in cui l’Italia si pone rispetto alla cooperazione internazionale: sono queste le principali raccomandazioni scaturite dai lavori della giornata conclusiva del convegno tenutosi per iniziativa di “Chiama l’Africa” con la collaborazione di Cipsi (coordinamento di 35 associazioni e organizzazioni non governative - ong - di solidarietà internazionale), Provincia di Ancona e numerose altre associazioni ed organizzazioni nazionali e internazionali. Alla tavola rotonda finale, un vivace incontro tra donne europee e africane, hanno partecipato Terezinha Da Silva (Mozambico), Odile Sankara (Burkina Faso), Matilde Muhindo Mwamini (Repubblica Democratica del Congo), Jane Muguku (Kenya), Fatima Mahfoud (popolo Saharawi), Hélène Inda (Camerun), Raffaella Chiodo e Lisa Clark (Italia). Le donne africane, esprimendo e sottolineando i loro valori più trazionali - dalla solidarietà al senso della festa e della comunità, non disgiunti dall’appassionata ricerca dell’uguaglianzae della giustizia – hanno testimoniato con la mente e con il cuore che l’Africa ,nonostante i suoi numerosi e persistenti problemi, ha tanto da dare e insegnare al 'nord del mondo'. Ma al tempo stesso, africane ed europee, scoprendo e verificando un vasto territorio di idee, esperienze e sentimenti contigui, “auspicano e desiderano – si dice nel documento conclusivo - che queste relazioni non finiscano qui, e che l’esperienza continui tra donne africane ma anche con le donne europee e le organizzazioni che hanno promosso questo incontro; dobbiamo puntare sulla ‘relazione’, sull’ascolto, sulla reciprocità, e andare alla radice delle cause strutturali dei problemi, che noi africane conosciamo bene e non vogliamo subire dagli occidentali”. L’ altro argomento di grande rilievo affrontato soprattutto dalle donne italiane è quello della “cooperazione internazionale italiana che – si afferma - va rivista, rimodellata, valutata criticamente. E’ fondamentale riformare la legge 49 che è superata. La cooperazione come la conosciamo oggi non soddisfa i bisogni delle popolazioni locali dei paesi impoveriti. Dobbiamo fare una seria riflessione e una approfondita verifica! Protestiamo perché i fondi istituzionali del ministero degli Esteri sono azzerati…, ma la questione è qualitativa: che cooperazione vogliamo, con chi e come. Dovrebbe costituirsi un’ alleanza tra società civile del nord e del Sud del mondo. Rischiamo di diventare realizzatori di progetti e finanziamenti lontani dalle esigenze locali.” Africane ed europee insieme si sono chieste: “ Come sarà la nuova cooperazione?” E la risposta è stata: “ Va inventata insieme!”. Guido Barbera, presidente del Cipsi, ha aggiunto: “E’ vero che stiamo vivendo una situazione di cooperazione difficilissima, ma il cambiamento deve partire da noi: dobbiamo ‘alzarci’, dobbiamo andare in piazza. Smettiamola come ong di fare progetti per l’Africa. Facciamo anche noi un aiuto al bilancio della società civile africana. Mettiamo a disposizione le risorse che saranno gestite dalla società civile africana, in dialogo e confronto.” Barbera ha aggiunto al documento conclusivo una seconda proposta: “Il Cipsi vive una pratica di ‘partenariato paritario’ tra realtà della società civile. Rilanciamolo, non per fare progetti operativi, ma progetti culturali e politici, per affrontare le ingiustizie. Lo facciamo già con l’America Latina. Iniziamo a farlo anche con l’Africa. Dobbiamo avere momenti di confronto politico: questa deve essere la nostra cooperazione”. Eugenio Melandri, coordinatore di Chiama l’Africa, ha chiuso i lavori del convegno e suggellato il documento finale con una ‘provocazione’: “Si parla di lotta alla povertà. Noi dobbiamo lottare contro la miseria. Proponiamo una povertà dignitosa pur di vincere la miseria. Il problema del modo non è la povertà ma la ricchezza. Dichiariamo illegittima la ricchezza! Mettiamo in questione il nostro modello di sviluppo! Continuiamo pure la Rete di collegamento, ma soprattutto a partire da casa nostra! Non limitiamoci a donare le briciole ai poveri”. (Misna)
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