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17.7.2006

Il futuro sinodo africano

Per la riconciliazione, la giustizia e la pace in Africa, tema del secondo sinodo africano messo in cantiere dal papa, i vescovi africani ritengono essenziale approfondire il dialogo con l'islam e le altre religioni e confessioni cristiane. ''Non c'è una pace cattolica, una pace musulmana, una pace di altre religioni separata. Come quando piove - ha spiegato il cardinale africano Francis Arinze presentando oggi i ''lineamenta'' documento di consultazione in preparazione al sinodo - piove per tutti cosi' la pace è una sola ed e' per tutti. La Chiesa cattolica non ha altra scelta dalla collaborazione con gli altri cristiani, i musulmani e le religioni tradizionali africane per assicurare la pace sulla terra africana''.
Nello stesso documento che servirà a studiare i diversi aspetti del prossimo sinodo fino al 2008 (solo dopo il 2009 si svolgerà a Roma la celebrazione del sinodo stesso) il dialogo con l'Islam è posto in tutta evidenza.
''L'Islam - si legge nei lineamenta inviato ai vescovi africani - deve essere compreso nel suo dinamismo attuale, che ha aspetti che non sono sempre rassicuranti come quello dell'intolleranza religiosa. Inoltre, il suo impatto politico è talmente diversificato da rendere difficile la messa in atto, in maniera univoca, di una modalità concreta per il dialogo, eppure indispensabile. Ne consegue la necessità di operare distinzioni tra la sua dimensione politica e la sua dimensione religiosa e, all'interno di questa, tra Islam e musulmani, in modo tale da privilegiare il dialogo di vita.

Sotto questo aspetto, l'Islam è spesso un partner importante e difficile. Importante perché, assieme ai musulmani, i cristiani possono elaborare strategie per una collaborazione fruttuosa e pacifica in tutti gli ambiti che riguardano la riconciliazione, la giustizia e la pace, la promozione di un buon governo nella società e la ricerca di una posizione comune sui valori che incidono sul carattere generale di un popolo. La dedizione disinteressata delle persone consacrate e la testimonianza religiosa delle loro vite sono spesso grandemente apprezzate dagli ambienti musulmani. In numerosi paesi, cristiani e musulmani hanno creato associazioni per il dialogo e la promozione della pace e della giustizia. In alcuni ambienti, poi, esistono perfino giorni comuni di digiuno e preghiera fra cristiani e musulmani. Le esperienze positive nelle relazioni con i musulmani in certe regioni dell'Africa dimostrano che si può continuare a sperare e a pregare affinché tali collaborazioni si moltiplichino e diventino ancora più efficaci.

Non bisogna dimenticare, tuttavia, che un'impresa del genere esige strutture efficaci e competenti di collaborazione. Siamo costretti a riconoscere che sovente certi gruppi di musulmani sono partner difficili che ostacolano la pratica comune di questi valori''. La riflessione sull'Islam si conclude con un richiamo alla reciprocità: ''Il rispetto del principio di reciprocità è condizione necessaria per ogni progresso nella riconciliazione, la giustizia e la pace''. Sulla collaborazione con gli altri cristiani i ''Lineamenta'' rilevano che ''il comune fondo culturale africano, arricchito dalla Parola di Vita, è un grande vantaggio per cercare insieme vie e mezzi per rendere sempre più credibile la nostra testimonianza evangelica. Tutti i cristiani sono chiamati a promuovere ogni iniziativa che favorisca l'unità. Gli sforzi per trovare regole comuni di traduzione della Bibbia in lingue vernacolari, la lotta comune per l'avvento della pace, della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo, come pure l'impegno comune nei diversi processi di riconciliazione, hanno contribuito notevolmente ad eliminare i pregiudizi degli uni contro gli altri.

Occorre dire, tuttavia, che nessuna motivazione umana basterà a superare le divisioni e ritrovare l'unità della Chiesa. Questa esige un rinnovamento spirituale per comprendere cosa è la vera unità della Chiesa. I momenti di preghiera in comune, come quello della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, rivestono pertanto grande importanza. In quanto membri della Chiesa cattolica, non possiamo che essere convinti del fatto che è in lei che si realizza la Chiesa nella sua struttura fondamentale. Continuiamo a pregare affinché il Signore susciti ovunque la fede, di modo tale che si arrivi a formare una sola Chiesa in Cristo. La Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi sarà, ce lo auguriamo, occasione provvidenziale per presentare un quadro d'insieme della situazione africana, delle strategie e degli obiettivi da fissare affinché la Chiesa nel continente possa continuare efficacemente a promuovere il Regno di Dio che è riconciliazione, giustizia, pace e amore. In questo contesto, il fondo culturale religioso africano può essere un alleato nel dialogo con le altre religioni e gli altri cristiani in vista di un'evangelizzazione in profondità e della promozione umana, che possono realizzarsi solo in un radicamento profondo in Colui che è motivo della nostra speranza in una rinascita dell'Africa. Ecco perché, in conclusione di questo capitolo, risuona l'interrogativo fondamentale''.

Presentando il documento, il cardinale Arinze ha spiegato anche perché il prossimo sinodo, come quello del '94, si svolgerà a Roma e non in Africa: Roma offre una risonanza vasta come tutta la chiesa al sinodo africano che sarebbe invece relegato in qualche sperduto paese del continente se si svolgesse in Africa. Mons. Nikola Eterovic, segretario generale del sinodo dei vescovi ha detto che, parallelamente alla preparazione del sinodo su giustizia e pace in Africa, le commissioni liturgiche degli episcopati africani studieranno le possibilità di una maggiore inculturazione della liturgia in Africa. ''La liturgia in Africa - ha detto Eterovic - deve essere cattolica ma con sapore africano''. (ASCA)

(L'immagine è tratta dal giornale "La Croix du Bénin")

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