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05.12.2006

Giornata del volontariato

“Il mio sogno è che sparisca il volontariato”. Così disse don Luigi Ciotti qualche anno fa. Proprio lui (il fondatore del Gruppo Abele) che ha portato al volontariato migliaia di persone. Proprio lui che ha motivato l’impegno gratuito di ormai più d’una generazione. Naturalmente la sua era una provocazione. Aggiungeva: “Nessuno può considerarsi un vero cittadino se non si guarda attorno e se non comincia a risolvere i piccoli problemi che man mano gli si presentano”. E continuava: “Il cittadino è tale se è volontario: è troppo comodo considerare il volontariato come un’eccezione...”

La Giornata del volontariato si celebra il 5 dicembre. Ma non sarà la festa di pochi. Secondo le ultime stime in Italia sarebbero tre milioni e trecentomila coloro che abitualmente si dedicano al volontariato. Decine di migliaia le associazioni.

Compiere onestamente il proprio lavoro, adempiere fino in fondo alle proprie responsabilità nella famiglia, tutto ciò è certamente un dovere, anche se mai abbastanza scontato. Il volontariato ed il servizio agli altri sono ancora una scelta minoritaria, operata da persone che comunque la ritengono una scelta obbligata. Obbligata perché? Una domanda cui, oggi, dovrebbe essere abbastanza semplice rispondere. Non si parla ad ogni pie’ sospinto di globalizzazione? E la caratteristica del villaggio globale non è forse l’interdipendenza dei vari soggetti in campo, dei diversi gruppi sociali e, in definitiva, di ogni persona? Ma se siamo tutti così “interdipendenti”, cioè se dipendiamo tutti l’uno dall’altro, allora è evidente che le scelte del singolo, i suoi comportamenti, avranno una ricaduta, sia pur minima, sulla vita degli altri. In altri termini: ciò che accade agli altri ci riguarda direttamente. Siamo corresponsabili gli uni degli altri.

E’ ancora quanto mai attuale (sempre più attuale, malgrado l’individualismo dilagante), la breve frase che don Lorenzo Milano aveva fatto scrivere a grandi caratteri su di una parete della sua scuola a Barbiana: “I care”. Lo considerava il motto “dei giovani americani migliori”, che significa: “Me ne importa, mi sta a cuore”. L’intento di don Milani non era solo quello di contribuire a crescere una generazione di persone avide di conoscenza, interessate a quanto avviene intorno a loro. I suoi ragazzi avrebbero dovuto diventare adulti consapevoli di avere qualcosa da dire e da fare per migliorare le sorti dell’umanità.

Fare il volontario, occuparsi degli altri, prodigarsi in opere buone, nella nostra società in pantofole è spesso considerato qualcosa di straordinario, in certi casi di eroico. Il volontario è bravo perché fa questo e perché fa quello. La maggior parte delle persone infatti si guarda bene dall’impegnarsi così. Manca ancora quella diffusa consapevolezza che ogni nostra scelta ha delle ricadute sugli altri.

Il volontariato sociale autentico non è dunque un modo come un altro per passare il tempo. E’, in un certo senso, un restituire gratuitamente qualcosa che si ha ricevuto gratuitamente. Secondo la “Carta dei valori del volontariato” il volontario è “la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni”.

Se persegue il bene comune, allora il volontariato ha anche un ruolo politico. Vinicio Albanesi (comunità di Capodarco) ha recentemente denunciato un calo di tensione di questo mondo, una diminuzione del suo peso come interlocutore di chi è chiamato a fare le scelte fondamentali del vivere civile (la politica, la cultura). E’ bene ricordarselo, nel celebrare i nostri volontari: l’impegno sociale ha senso se ha anche un “ruolo politico”. Cioè se (dice sempre la “Carta”), “partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzione pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone”.

L’augurio che si può fare al mondo del volontariato è questo: che esso sappia essere e rimanere un soggetto prezioso, ma scomodo, poiché assumendosi le proprie responsabilità è pur sempre un dito puntato verso coloro che di responsabilità pensano di non averne.

Paolo Valente

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