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14.01.2010

Finalmente in Senegal

Hanno attraversato la Mauritania e sono già in Senegal Aldo Pellati e Christine Burkia. I due “globetrotter” meranesi, da metà dicembre in viaggio attraverso l’Africa con un carico di medicinali per le missioni del GMM in Benin, nei giorni scorsi erano bloccati in Marocco, al confine con la Mauritania, indecisi se entrare in questo Paese a causa dei rischi dovuti alla presenza di bande che prima di Natale hanno rapito due italiani e tre spagnoli.

Alla fine, hanno deciso di proseguire il viaggio. Come e perché lo spiegano loro stessi in un messaggio e-mail inviato oggi insieme ad alcune foto di viaggio.
“A Rabat – raccontano Christine e Aldo - otteniamo il visto della Mauritania e ci immergiamo nell’atmosfera del suo shouk fra l’odore della menta e della curcuma. Campeggiamo all’interno delle mura di Tiznit, il campeggio è pieno e a fatica ci trovano un posto fra camper italiani, tedeschi e i tanti francesi che la fanno da padroni in tutti i sensi.
Qui subito un italiano si avvicina, ci porge gli auguri di buon anno e ci informa sui rapimenti avvenuti recentemente. Ha conosciuto personalmente pochi giorni prima la coppia che poi è stata sequestrata: ci evidenzia che erano viaggiatori temerari poiché si muovevano anche di notte, cosa assai rischiosa in quelle terre.
Ci informa che recenti indagini hanno evidenziato che anche i tre spagnoli sequestrati si erano fermati lasciando il resto delle auto con cui viaggiavano solo per telefonare a casa e sapere gli ultimi risultati di calcio.
Dopo 14 giorni lasciamo il Marocco. Entriamo nella terra di nessuno. Un tempo la strada era asfaltata, ora è abbandonata a se stessa, auto e furgoni di dubbia provenienza sono abbandonati qua e là, alcuni sono solo rottami contorti dall’esplosione della mina che li ha fermati per sempre. La pista è invasa da queste carcasse di ogni età abbandonate al sole e alla sabbia.
Ci occorrono 7 ore di dogana per entrare in Mauritania, dovuta a code quasi inesistenti e lungaggini dei doganieri in combutta con faccendieri vari. Pochi chilometri e ci fermiamo all’interno delle mura di un camping a Nouadhibou.
Una strada asfaltata di 450 chilometri di dune alte e basse sfumate di tutti i toni della sabbia, dall’ocra al bianco, l’Harmatan (vento del deserto) soffia sollevando l’arena fino al punto di rendere difficoltosa la visibilità. Per fortuna c’è poco traffico. Arriviamo a Nouakchot, entriamo nel camping Menata dove tutti i viaggiatori passano la notte. Lo spazio è poco, sembra più un parcheggio che un campeggio, ma si sa, per la sicurezza, questo e altro.
Ottenuti i visti per il Mali, riprendiamo la nostra via per raggiungere il Senegal. Imbocchiamo la pista lungo la diga per Diama. Il tracciato è incerto, superiamo bivi e deviazioni e grazie al Gps ritroviamo il bandolo della matassa. Il gioco dell’orientamento è premiato con l’apparizione della frontiera.
Qui dobbiamo dribblare le varie richieste di denaro e quando la sbarra di confine finalmente si alza tiriamo un sospiro di sollievo, siamo in Senegal. Saint Louis, nostra meta odierna, dista solo 30 chilometri di strada asfaltata”.

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