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Febbraio 2002 - Febbraio 2012

20.2.2012 - Sono passati dieci anni da quel giorno di gennaio in cui Alpidio Balbo, mio marito Graziano ed io salimmo a Parigi sull’aereo che ci avrebbe portato in Benin.
Era finalmente venuto il momento di andare a vedere con i propri occhi una parte di Africa che non conoscevamo, quell’Africa alla quale Alpidio ha dedicato, con un’energia ed un entusiasmo mai venuti meno, quaranta anni della sua vita.
Dopo circa sette ore di volo atterrammo a Cotonou, capitale del Benin, entusiasti e felici di trovarci nuovamente su suolo africano. Non sapevamo ancora che una piccola e, visto il caldo umido e soffocante, non proprio piacevole sorpresa ci attendeva: le nostre valigie non erano arrivate!
Alpidio, come sempre, non si perse d’animo e decise di cambiare i programmi: invece di proseguire il viaggio, come previsto, per il Nord del Benin andammo in Togo, non senza esserci prima riforniti alle bancarelle del mercato di abbigliamento più consono alle temperature locali. Saremmo poi tornati tre giorni dopo a recuperare il bagaglio.
Fu dunque così che il nostro primo trasferimento in suolo africano ci portò alla missione dei Padri Comboniani a Tabligbo, un centro a 80 km dalla capitale Lomè.
Ci accolsero allora con grande cordialità padre Elio Boscaini, padre Bruno Gilli e padre Donato Benedetti. Quest’ultimo ci condusse il giorno seguente, per una pista dalle mille buche e con l’immancabile torrentello da guadare, a Godjeme, un poverissimo villaggio sperduto nella savana. Tra le capanne di fango ce n’erano due con la scritta "Maison de santé": una, due materassi consunti per terra, era la "sala travaglio", l’altra, un tavolaccio di assi inchiodate, "la sala parto"!
Credo che non dimenticherò mai l’emozione, la tristezza, la pena di mio marito alla vista di tanta miseria. Ma non ci si poteva accontentare di aver visto, di provare una compassione profonda, dovevamo anche fare qualcosa! E così si decise come GMM di finanziare la costruzione di un dispensario, affidandone la progettazione e la direzione lavori ai Padri Comboniani.
Tornammo poi a Cotonou, recuperammo il nostro bagaglio e continuammo il nostro viaggio come previsto, visitando villaggi in cui era stato costruito un pozzo, centri per ciechi, lebbrosari, missioni, orfanotrofi, scuole, tutti luoghi dove era arrivato l’aiuto di papà Balbo e, attraverso lui, dei tantissimi e generosi benefattori del GMM.
Il 28 gennaio rientrammo in Italia, segnati da un’esperienza umana i cui ricordi erano ormai impressi in maniera indelebile nei nostri cuori, tanto che mio marito parlandone espresse l’intenzione di realizzare personalmente qualcosa che potesse essere d’aiuto a chi era costretto a vivere in condizioni così penose.
E quel viaggio fu l’ultimo che feci con lui perché la mattina del 20 febbraio un drammatico incidente non gli permise più di tornare a casa.
Nacque così in famiglia l’idea di ricordarlo in Africa e precisamente lì dove era rimasto più profondamente colpito. Decidemmo che al dispensario finanziato dal GMM sarebbe stato aggiunto, con l’aiuto anche di parenti ed amici, un reparto di maternità e pediatria.
Nel corso degli anni, all’inizio sotto la guida di padre Elio poi di padre Gaetano (il primo nato a tre km dal paese dove è avvenuto l’incidente, il secondo nello stesso paese - un segno?), la struttura è divenuta un Centro medico-sanitario riconosciuto dal governo. L’anno prossimo al personale attualmente in servizio dovrebbe aggiungersi un giovane infermiere che stiamo sostenendo negli studi di specializzazione.
Ricordando il grande amore di mio marito per i bambini, abbiamo pensato anche ad un luogo di aggregazione e crescita per i ragazzi del villaggio. Così,vicino alla struttura sanitaria e sempre sotto la guida dei Padri Comboniani, è nato il "Centre Bon Pasteur".
Mio marito non ha avuto il tempo di realizzare il suo progetto.
Noi abbiamo cercato in questi 10 anni di rispettare la sua volontà e continueremo a farlo finchè ci sarà possibile.

Cristina Bortolotti
Febbraio 2002 - Febbraio 2012
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