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03.03.2010

Diario di viaggio 12: week end a Parakou

Dopo il viaggio faticoso – più per le condizioni delle strade che per la distanza - verso Kandi, torniamo a Parakou, per due giorni di pausa. In realtà, anche nel fine settimana sono programmati incontri con l'arcivescovo della città, mons. Fidèle Agbatchi, e con i responsabili della Procura e della Caritas diocesane.
Sono sostanzialmente due gli argomenti al centro degli incontri di Parakou. Innanzi tutto, il progetto – già in corso – di ampliamento del Centro diagnostico Santa Maria. Il centro dispone di alcune apparecchiature, già operative, come due Tac, donate dalla Provincia di Bolzano e dall'Ospedale di Silandro. Perché funzioni al meglio, dovrà essere ampliato con la sopraelevazione del fabbricato che ospita le sale radiologiche e con la realizzazione, in una costruzione adiacente, di un laboratorio di analisi. Secondo tema, lo scavo, da programmare tra gli ultimi mesi di quest'anno ed i primi del prossimo, di dieci nuovi pozzi.
In occasione del nostro primo passaggio da Parakou, i responsabili della Procura e della Caritas della diocesi e lo stesso arcivescovo erano fuori città per un incontro quaresimale del clero. Di qui, la necessità di tornare alla base di Sant'Isidoro.
Mons. Agbatchi è approdato alla diocesi di Parakou nel 2000, direttamente da Roma. Da otto anni, segnalato dal cardinal Gantin, si trovava alla Congregazione per la dottrina della fede, guidata dall'allora cardinal Ratzinger. Uomo del sud – è originario di Savé a 140 chilometri da Parakou – all'inizio ha avuto qualche problema a farsi accettare nella terra dei bariba. “Mi ha aiutato il fatto di essere della tribù dei nago, che hanno un antico legame con i bariba”, dice mons. Agbatchi che ci riceve nella sua residenza domenica 28 febbraio.
Nemmeno qui l'opera di evangelizzazione è facilissima: “La maggioranza dei cattolici viene dal sud, gli autoctoni non si convertono facilmente – spiega l'arcivescovo – mi sto occupando del coro bariba, che è un modo per diffondere la dottrina e mostrare che cultura tradizionale non è estranea al cristianesimo”.
Nessun problema, invece, con la comunità islamica: “I rapporti sono buoni – dice mons. Agbatchi – e lo devo in particolare al passaggio di Papa Giovanni Paolo II che, in occasione del suo viaggio in Benin, volle incontrare i musulmani proprio a Parakou. Ha lasciato nel loro cuore un grande affetto e, quando è morto, l'imam della città venne di persone in arcivescovado a porgere le sue condoglianze”.
Oltre all'impegno sul fronte dell'assistenza sanitaria, la diocesi è impegnata in numerose opere educative, come scuole e centri di accoglienza. Ne visitiamo uno, il Centre “Notre Dame du refuge”, a Komiguea. Costruito con il sostegno del GMM, da circa un anno è diretto da un'assistente sociale francese, Morgane Revel, che lo ha rilanciato dopo un periodo di difficoltà. Qui sono ospitati undici ragazzi, ma sono attesi altri quattro che usciranno a giorni dal carcere per i minori. I giovani frequentano la scuola del villaggio, mentre nel centro, oltre ad essere seguiti nello studio, svolgono un po' di attività agricola.
A Komiguea ci fermiamo anche per portare i nostri omaggi al re bariba del paese. Avvertito in precedenza, ci attende davanti alla sua casa – riconoscibile perché più grande delle altre e decorata all'esterno da pitture murali – attorniato dai suoi dignitari seduti sul marciapiedi. Accanto, seduta sul braccio della sedia da giardino che funge da trono, gli sta la moglie più giovane. Non si pensi che tutta la messinscena sia solo il residuo burlesco di un passato ormai lontano. Come dimostra la festa di Nikki, l'autorità dei re bariba è fortissima: non si fa nulla nel villaggio senza il loro consenso.
Sulle pareti dell'atrio di ingresso del “palazzo” reale sono dipinti i ritratti dei predecessori del re in carica che si chiama Suno Boro. Gli chiediamo la sua età e, attraverso un interprete, risponde: “Non lo so, almeno 50 anni”.
Giuseppe Marzano

Nelle foto: in alto, mons. Agbatchi con Alpidio Balbo; sotto, Morgane Revel  con i ragazzi del Centro "Notre Dame du refuge" e il re bariba di Komiguea.
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