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03.03.2010

Diario di viaggio 11: il re dei bariba

Per il popolo dei bariba, è l'evento più importante dell'anno. È la festa di Ganni per la quale i re di tutti i villaggi si radunano a Nikki per rendere omaggio al sovrano di tutti i bariba. Da Bemberekè raggiungiamo Nikki su una pista, che conduce vicino al confine con la Nigeria, attesi da padre Francois du Penhoat, parroco della città e vicario della diocesi di N'Dali.
Padre Francois ci ospita presso la missione cattolica di Nikki, così come ha fatto con diversi conoscenti, bariba ma anche europei, arrivati per la festa che durerà tre giorni. Per l'occasione, ai 30 mila abitanti di Nikki si aggiungono solitamente altre 100 mila persone. Lo spiegamento di forze dell'ordine è imponente, anche perché alla festa si faranno vedere molti politici di primo piano, anche di etnie diverse. Lo scorso anno, partecipò anche il presidente della Repubblica, Yaji Boni.
Bretone di Quimper, padre du Penhoat è arrivato la prima volta in Benin nel 1976. All'epoca non era un sacerdote, ma un tecnico che veniva a prestare la sua opera per un progetto agricolo. Tornato in Europa, è stato ordinato sacerdote in Spagna e, nel 1991, inviato nuovamente in Benin, a Pererè, dalla Società delle missioni africane.
La città di Nikki fu centro di un regno bariba e anche oggi questo è il gruppo etnico dominante, insieme ai peul. La missione lavora molto con i gandò, gruppo sottomesso agli altri due. “La sottomissione non è più forte come in passato, ma c'è”, dice padre Francois.
La missione cattolica ospita un centro di formazione che si occupa anche di alfabetizzazione delle donne. “L'alfabetizzazione in Benin è iniziata durante il periodo comunista – spiega il sacerdote – ma era solo per gli uomini. La gente di qui ci ha chiesto di farla anche per le donne che non sapevano né leggere né scrivere”. Tra le altre attività, oltre allo scavo di pozzi, una priorità in tutto il Paese, c'è anche una scuola primaria cattolica gestita da suore che presto apriranno anche una scuola secondaria.
La festa dei bariba è un vero e proprio rito, che coinvolge tutto il popolo. L'attuale re, ormai molto anziano, è il re di Segbana, a nord di Nikki. Il sovrano viene scelto fra i re dei villaggi secondo criteri che garantiscono una certa rotazione. L'agitazione è alle stelle, centinaia di persone in abiti tradizionali invadono le strade di tutto il paese e anche intorno alla missione per poter vedere il corteo reale. Il re, infatti, dopo aver ricevuto nel palazzo reale l'omaggio dei re dei villaggi, percorre a cavallo le strade della città circondato dai suoi dignitari e dagli altri capi-villaggio.
C'è anche un attivissimo servizio d'ordine che impedisce alla gente di avvicinarsi troppo e fa in modo che il cavallo del re possa procedere senza ostacoli. Non è che il re voglia mantenere le distanze dai suoi sudditi, ma deve tener conto di una tradizione che ci spiega Bachirou, anche lui un bariba, che per seguire il corteo e fotografare i cavalieri si è fatto dodici chilometri di corsa tra la folla e la polvere. Se, infatti, il cavallo dovesse inciampare ed il re cadere, il sovrano, secondo la tradizione, verrebbe messo a morte. L'evento, assicura Bachirou non si è mai verificato, ma è chiaro che nessuno ambisce ad essere il primo.
Giuseppe Marzano

Nelle foto: sopra, il re dei bariba durante il corteo e, in basso, donne bariba in abiti tradizionali e padre Francois con Alpidio Balbo.
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