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Il marito serpente (racconto)

02.01.2005 - Viveva, in un villaggio, una donna di nome Aisè, sposata a un uomo rude e violento. Stanca di sopportare la tirannia del marito, Aisè pensò di lasciarlo, per ritornare da sua madre. Ancora esitante di fronte a questa scelta piena di incognite, decise di rivolgersi allo stregone del villaggio.
Questi, saputa la storia, le dice: "Perché vuoi andartene? Se vuoi, ti posso preparare una pozione che ti permetterà di vivere meglio con tuo marito. Prima, però, devi portarmi un serpente "cracheur" vivo".
Aìsè se ne va perplessa, pensando alla terribile difficoltà della cattura; conosce bene, infatti, le abitudini dei cracheurs, che vivono in tane strette e profonde ai piedi dei grandi alberi della foresta e che amano la carne, soprattutto quella dei topolini. Decide di tentare l'impresa. Non le è difficile, la mattina dopo, cacciare un topolino e avvicinarsi, munita di un lungo bastone, al primo topo che vede ai piedi di un albero. Vi infila il lungo ramo, ma senza esito. Al secondo tentativo sente un agghiacciante sibilo uscire dal foro: ritira il bastone e, afferrando per la coda il topo, lo lascia scivolare nella tana del cracheur, che si trova cosí, in casa, un buon bocconcino, Aisè ripete l'operazione l'indomani e nei giorni seguenti, alla stessa ora, con altri topolini o con pezzetti di carne. il serpente, ormai avvezzo a ricevere una buona colazione, aspetta nel fondo della sua tana. Un giorno, Aisè va all'appuntamento con un topo più grosso del solito, che sistema in una calebasse (una zucca vuota che serve da recipiente). Il chracheur, che ormai non ha più timore, esce dal suo nascondiglio, entra nella calebasse per prendere il topo e rientra all'istante nella sua tana, Aisè capisce che il grande momento è giunto; sono già passati quindici giorni da quando ha iniziato il primo approccio con il serpente. Ritorna munita di una calebasse panciuta, dal collo lungo e stretto e vi infila il malcapitato del giorno. Va alla tana del serpente, avvicina al buco l'orlo della calebasse. Il rettile, attirato dall'odore della preda, scivola senza sospetto nella calebasse, che Aisè con mossa rapida chiude con uno straccio,
Finalmente la giovane donna torna dallo stregone. Ecco il cracheur vivo che mi hai ordinato di portarti "esclama gioiosa, apprestandosi a togliere lo straccio dalla calebasse per fare uscire il serpente. Ma lo stregone, sorpreso e impaurito, la trattiene in tempo. "Che fai? - esclama - dimmi piuttosto come hai fatto ad acciuffare il cracheur." Aisè gli spiega quanta pazienza e costanza le è costata quella cattura e lo prega vivamente di usare il rettile per preparale la pozione che le aveva promesso.
Ma l'uomo le dice: "Non ce n'è più bisogno; tu stessa hai trovato il rimedio: vai; la stessa pazienza, lo stesso coraggio, la stessa tenacia che hai usato per catturare il cracheur, usale con tuo marito. Vedrai, otterrai buoni risultati; non può essere, infatti, più velenoso del serpente!"
Il marito serpente (racconto)
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